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Excerpt for Si muore by , available in its entirety at Smashwords

Alla fine: la morte. Ma perché?

Le circostanze sono misteriose e nessuno è in grado di far luce sul buio. Sempre se qualcuno lo cerca... o vuole sapere.

Tre racconti speculativi in cui i lettori sanno più di tutti coloro che sono coinvolti.



Annemarie Nikolaus

Si muore





Smashwords Edition


Copyright © 2001-2018 Annemarie Nikolaus


Smashwords Edition, License Notes

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Contenuto

Il saldo
La collana
Il banchiere del Papa

L’autrice

Il saldo


Tre Fiat con la fiamma gialla della Guardia di Finanza sulle loro porte erano parcheggiate davanti alla sua banca questo mattino. Direttore Michele Perini si infastidì che si trovassero direttamente davanti al portale e comunicassero inequivocabilmente ad ogni passante che aveva in casa la polizia finanziaria.

Attraverso la porta d’ingresso in vetro aveva una panoramica dell’intera sala degli sportelli: davanti al suo ufficio, si stravaccarono solo due poliziotti in divisa. Dunque, tutti gli altri erano già seduti nella sala conferenze per esaminare i fascicoli.

Ad uno degli sportelli di cassa stava un cliente il cui nome gli era scivolato dalla sua mente. Sulla parete di fronte, il volto nascosto dietro un giornale, Fernando d’Alesi si appoggiava contro di esso; riconobbe l’erede della vecchia famiglia del conte per il suo anello con sigillo.

Michele si strofinò la fronte con il fazzoletto. Poi lo ripiegò lungo le pieghe dei calzoni ed entrò in banca.

Benché fosse sembrato così immerso, d’Alesi si precipitò subito verso di lui. «Direttore, attendo già un’ ora. Devo parlarLe urgentemente.»

«Per favore, non si preoccupi di venire di persona ogni mattina. Non appena i fascicoli verranno rilasciati, La contatterò. Mi dispiace molto di essere costretto a tenerLa a bada, Lei lo sa.» Lo lasciò e si precipitò verso il suo ufficio.

Uno dei poliziotti in piedi davanti ad esso gli chiese: «Che cosa vuole il giovane da Lei che aspetta qui ogni giorno?»

«Denaro. Che altro si vuole da una banca?»


Con un grido Michele si svegliò.

«Oddio, Michele, cosa stai sognando anvora?» Sua moglie Carla accese la sua lampada da comodino, sospirando. «Se questo continua per qualche notte in più, preferirei dormire nella camera degli ospiti. Non solo frigni come un gattino abbandonato, ora stai anche colpendo iintorno a te». Cercó la sua mano sotto il piumino e la stringeva. «Stesso sogno ancora»?

«Ogni notte si avvicina sempre di più! Cammino e corro, ma non riesco a scappare da lei. Questa volta aveva già le braccia tese verso di me. Ho sentito il suo fiato che soffiava sul mio collo.» Scosse. «E poi, un abisso profondo - non c’era nessun scampo. Orribile! Niente può salvarmi dalla sua ira!» Si strovinò la fronte sudata. «Magari non dovrei mangiare tanto quando quando torno a casa sul tardi.»

«Forse non dovresti tornare a casa così tardi.»

«Oh, cara, non posso lasciare la mia gente sola con la Polizia finanziaria. Non sarebbe leale. Ancora qualche giorno; allora questo incubo sarà finito. Sono sicuro che nessuno dalla banca sia stato consapevolmente coinvolto nel riciclaggio di denaro.»

«Dunque potresti dormire bene», rispose, «ma allora, perché il giudice istruttore non appare nei tuoi sogni; perché sei perseguitato dalla vecchia contessa?»

Non gli fu possibile rispondere; Michele guardò fisso dalla finestra. Nella luna piena, la siluetta del Castello di Madruzzo si ergeva sulla montagna di fronte. La vista lo fece rabbrividire e tirò la coperta fino ai suoi occhi.


La settimana seguente Michele parcheggiava davanti alle mura beige del Castello di Madruzzo. Respirando pesantemente, salì le ripide scale di porfido fino al primo piano. D’Alesi aveva restaurato la metà di questo piano e l’aveva attrezzata con bagno e riscaldamento. Il resto del castello fu a lungo disabitato.

Lungo le scale erano appesi i quadri dei nobili antenati; dipinti scuri sino a uno: Contessa Marcella de Eccher, nonna di Fernando d’Alesi, non era solo rappresentata con un dipinto ad acquerello come tutti gli altri, che la presentava da giovane. Accanto ad esso era appeso un ritratto fotografico, che presumibilmente fu scattato poco prima della sua morte. Le mostrò come appariva a Michele nei suoi sogni.

D’Alesi lo avvicinò dal salone del caminetto. «Sembra esausto, direttore. Grazie per essersi impegnato a venire così tardi.»

«Qui almeno siamo indisturbati e possiamo esaminare i documenti con calma.» Mise tre portafogli riempiti sul tavolo di quercia, che stava al centro della stanza. Quando aprì i bottoni a pressione, i portafogli caddero a metà da soli. «Purtroppo Sua stimata nonna ha lasciato un po’ di casino. Ha saldamente insistito sul suo sistema. Mi sono quindi preso la libertà di ordinare i fascicoli in anticipo.»

«Ciò che conta è che le documentazioni siano complete. Tutto il resto si troverà.» D’Alesi afferrò una pila di moduli obliquamente ripiegati.

Fino a notte fonda, rimasero seduti su le prove per le ampie transazioni azionarie che la contessa aveva effettuato negli ultimi anni prima della sua morte. Di tanto in tanto si guardavano gli uni agli altri con stupore quando si imbatterono in una speculazione di particolare successo.

«È davvero affascinante», disse infine Michele. «Pensi che Sua nonna avesse un sesto senso del commercio azionario.»

«Ma cosa ha fatto con tutti i soldi alla fine», chiese d’Alesi.

«In ogni caso, non si trovano nella nostra banca.»

«Ma non ha portato alcuna prova che lei sarebbe stata pagata per intero.»

«Non vi è alcun conto presso la banca in cui le restanti plusvalenze patrimoniali sarebbero state registrate. Quindi anche il denaro non c’è.»

D’Alesi sospiró.

«Abbiamo bisogno del denaro così male. Fino all’autunno dobbiamo restaurare il tetto e l’ala della torre; un altro inverno tempestoso e cade tutto. – In ogni caso, direttore, non è possibile. Ci devono essere altri documenti.»


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